“The Case Files, la nostalgia non basta
L’action game di Chime Corporation porta i Labor su PS5 e PC, ma controlli rigidi, ambienti vuoti e problemi tecnici compromettono l’esperienza”
Patlabor potrebbe non essere familiare al pubblico più giovane, ma è un franchise nato tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, sviluppato attraverso manga, anime e film.
Al centro della serie ci sono i Labor, robot industriali nati principalmente per l’edilizia e successivamente coinvolti anche in attività criminali. Per contrastarne l’uso illecito nasce la Seconda Unità Veicoli Speciali, protagonista delle vicende di Patlabor.
PATLABOR: The Case Files è un gioco d’azione sviluppato da Chime Corporation e pubblicato da Good Smile Company. Il titolo è disponibile su PlayStation 5 e PC tramite Steam e prova a riproporre personaggi e situazioni dell’opera originale.
Purtroppo, il risultato non riesce a sostenere le buone premesse del franchise.
Nota di trasparenza: Geekworld.news ha ricevuto un codice PS5 europeo da Good Smile Company ai fini della recensione.
Un adattamento privo di mordente
La struttura del gioco segue una divisione in capitoli e missioni. I personaggi umani vengono rappresentati attraverso illustrazioni bidimensionali accompagnate da dialoghi testuali, mentre il doppiaggio giapponese contribuisce a mantenere un legame con l’opera originale.
I Labor, invece, sono realizzati attraverso modelli tridimensionali dai dettagli discreti. Il problema è che le animazioni risultano poco curate e ne compromettono la resa durante il gioco.
Gli scenari sono generalmente piccoli, poveri di dettagli e delimitati da muri invisibili che limitano ulteriormente l’esplorazione. La mancanza di elementi ambientali e di presenze umane restituisce una sensazione di vuoto costante. Anche l’introduzione dei capitoli si limita spesso a descrizioni testuali e animazioni essenziali.
Il gioco riprende alcuni elementi riconoscibili di Patlabor, ma non riesce a restituire l’ironia, il carattere dei personaggi e la vivacità della serie originale.
Combattimenti rigidi e ripetitivi
Anche la giocabilità presenta diversi problemi.
Il sistema di combattimento si basa soprattutto sulla parata, sugli attacchi corpo a corpo e sull’uso occasionale del revolver. La selezione delle armi è molto limitata e le possibilità di approccio alle missioni risultano ridotte.
I combattimenti sono penalizzati soprattutto da controlli rigidi e da un sistema di mira poco preciso. Allinearsi correttamente al nemico per eseguire anche un attacco semplice può diventare frustrante, mentre i movimenti risultano poco naturali e difficili da gestire.
Le meccaniche vengono inoltre ripetute per gran parte dell’esperienza senza introdurre variazioni sufficienti. Una parziale eccezione è rappresentata da alcuni quick-time event, basati sulla pressione temporizzata dei tasti, che però non bastano a dare maggiore varietà alle missioni.
Il risultato è un combat system piatto, che non riesce a trasformare il controllo dei Labor in un’esperienza soddisfacente.
Problemi tecnici e ambienti vuoti
Il comparto tecnico conferma le difficoltà già evidenti nella struttura di gioco.
Gli ambienti, siano essi aree cittadine o zone industriali, sono costituiti da spazi essenziali e poco caratterizzati. Le mappe sembrano spesso semplici labirinti privi di elementi interattivi, distruttibilità o dettagli capaci di restituire un senso di vita.
Durante il test sono emersi anche bug grafici e compenetrazioni tra i modelli. Questi problemi, sommati alle animazioni poco curate e ai limiti dei controlli, rendono l’esperienza non soltanto poco divertente, ma in diversi momenti quasi ingiocabile.
Una campagna troppo breve
La campagna principale è stata completata in circa tre ore. Il completamento sblocca una campagna alternativa, ma la durata ridotta e la ripetitività delle meccaniche rendono difficile considerare l’esperienza sufficientemente ricca.
Una durata contenuta non rappresenterebbe necessariamente un problema se il gioco offrisse un’esperienza intensa e ben rifinita. In questo caso, però, la brevità si aggiunge a una struttura poco varia e a numerosi limiti tecnici.
Un’esperienza esclusivamente single-player
Un’altra mancanza rilevante è l’assenza di qualsiasi modalità multiplayer, cooperativa o competitiva. La scelta di concentrarsi esclusivamente sul single-player non sarebbe necessariamente un problema, ma in questo caso pesa sulla longevità complessiva del titolo.
La campagna principale è breve e le meccaniche risultano già molto ripetitive. Senza attività multiplayer o contenuti alternativi capaci di ampliare l’esperienza, PATLABOR: The Case Files offre pochi motivi per tornare a giocare dopo il completamento delle missioni.