“California del Nord, 1999. L’estate è appena iniziata e l’ultimo anno di High School è finalmente finito. Da domani cambierà tutto, ma l’unica cosa che voglio davvero è passare un’ultima grande serata con i miei amici.”
Così comincia Mixtape, l’ultimo gioco sviluppato da Beethoven & Dinosaur e prodotto da Annapurna Interactive, un’avventura narrativa e musicale che ci mette nei panni di Stacy e dei suoi amici Slater e Cassandra, raccontandoci una giornata speciale scandita proprio da quel mixtape, così in voga in quegli anni, realizzato dalla protagonista, una vera music addicted.
Videogioco o no?

Partiamo da un presupposto: Mixtape non è facilmente definibile come un videogioco tradizionale. È più un’esperienza narrativa dove il ritmo viene scandito da una soundtrack iconica ed estremamente azzeccata, mentre la componente ludica è ridotta a piccole sezioni di raccordo, esplorazione e action molto semplici che servono da tramite tra una traccia e l’altra, accompagnando il giocatore nel corso della giornata e nei ricordi dei protagonisti.
La vicenda si svolge in una tranquilla cittadina americana e alterna momenti più intimi, ambientati in location chiuse come le camere dei protagonisti, a brevi sezioni esplorative utilizzate per spostarsi tra una situazione e l’altra. Le fasi action servono soprattutto a mantenere vivo il ritmo dell’avventura: ci si muove con lo skateboard tra le strade della città oppure si percorrono piccoli tragitti a piedi, collegando dialoghi, ricordi e momenti musicali.
Le sezioni giocabili risultano quasi sempre molto guidate e raramente introducono una vera sfida. L’esplorazione non punta tanto alla scoperta di segreti o attività secondarie, quanto piuttosto a immergere il giocatore nell’atmosfera della cittadina e nel rapporto tra i protagonisti. Anche le interazioni sono volutamente limitate e il gioco preferisce mantenere costantemente il focus sulla narrazione e sulla musica.
Detta così potrebbe sembrare un’esperienza poco interattiva e non particolarmente divertente. In realtà la formula funziona in modo sorprendentemente efficace, sostenuta da una narrativa forte ed emozionante, capace di far rivivere in modo autentico le esperienze che hanno toccato l’adolescenza di praticamente tutti.
La fine di un’esperienza centrale per la crescita come la High School (le scuole superiori, nel nostro caso), il desiderio di diventare autonomi ma allo stesso tempo la paura di compiere i primi passi da soli, allontanandosi dagli amici con cui si sono condivisi sogni, esperienze e paure: sono tutte emozioni che l’opera riesce a trasmettere con grande forza senza cadere quasi mai nella banalità.
Ed è proprio qui che Mixtape trova la sua identità. Più che cercare una sfida o un gameplay profondo, il titolo utilizza la componente interattiva per accompagnare il giocatore all’interno di un ricordo, trasformando musica, dialoghi e piccoli momenti quotidiani in un viaggio nostalgico sorprendentemente autentico.
Le circa tre ore di durata, assolutamente adeguate per un prodotto del genere, scorrono velocemente e non risultano mai pesanti.
Uno dei motivi che ci ha portato ad analizzare Mixtape è stata la risposta estremamente eterogenea arrivata da stampa e pubblico. Alcune riviste specializzate hanno assegnato voti altissimi, parlando di capolavoro generazionale, mentre diversi content creator lo hanno bocciato definendolo troppo lontano dal concetto tradizionale di videogioco.
I voti perfetti sembrano eccessivi: un 10 dovrebbe essere assegnato con estrema cautela e a opere capaci di rivoluzionare realmente il medium. Allo stesso modo, però, risultano troppo severe anche certe bocciature radicali.
Sarebbe stata gradita una maggiore interattività, magari introducendo percorsi alternativi o permettendo di vivere la giornata dal punto di vista di personaggi differenti. Nonostante questo, il gioco riesce comunque a coinvolgere grazie a una scrittura curata, a uno stile grafico piacevole — le tinte calde, l’effetto stop motion e il character design originale funzionano molto bene — e a una selezione musicale davvero ispirata.
